“Si parla di ragionamento induttivo ogni volta che una persona, pur essendo consapevole della verità delle premesse dalle quali parte per sviluppare un pensiero, non può essere sicura che la conclusione che ne trae sia vera” – Rino Rumiati

Rumiati è stato professore di Psicologia del pensiero all’Università di Padova.
L’induzione potrebbe essere vista come un procedimento di pensiero contrario alla deduzione, in cui si parte da una certezza, una legge generale, e se ne riconosce un caso specifico, si va quindi dal generale al particolare.

Nell’induzione non c’è certezza, ma si ipotizza. È alla base della costruzione di ipotesi, nuovi concetti, ci si muove dal particolare al generale.
Per gli studiosi Garnham e Oakhill (1994), l’induzione sta alla base della formazione di credenze.
Sia nella vita quotidiana che nel lavoro dello scienziato le idee sono il risultato di una generalizzazione esplicita a partire da osservazioni di casi specifici.

Eppure, la generalizzazione può essere fuorviante, soprattutto se viene fatta in automatico e in modo non consapevole e ragionato. E non sottoposta a verifica di casi contrari. Ad esempio, Mario può vivere male la storia con la sua partner, con cui si lascia, pensare che sia un’approfittatrice, e generalizzare a tutte le donne. Così, viceversa, Laura si lascia con il partner, visto come ristretto di vedute, e generalizzare a tutti gli uomini.

Oppure possiamo andare in una cittĂ  ed essere trattati con poca accoglienza e cortesia da un albergatore, e una volta tornati a casa dire agli amici che in quella regione gli albergatori sono inospitali, generalizzando da un albergo a migliaia, avendone conosciuto solo uno.

Ti viene in mente qualche situazione in cui altri hanno usato, o tu stesso hai usato in un ragionamento la generalizzazione? Quali rimedi si potrebbero pensare per le semplificazioni, a volte dannose, del pensiero generalizzante?